L’Italicum è la legge elettorale più votata della Repubblica? Stefano Ceccanti e il fact checking

Tra i vari argomenti portati dai pretoriani del renzismo a difesa della nuova legge elettorale ve ne sono anche di surreali. Ne dà un buon saggio il costituzionalista militante Stefano Ceccanti, in questo articolo per il suo blog sull’Huffington Post. Egli sostiene che l’Italicum «è stata la legge [elettorale] con più consensi nella storia della Repubblica»; come a dire: cari detrattori, fatevene una ragione. Peccato che non sia vero.

Huffington Post

Ora, già il nostro Huffington Post peccava di malizia quando, appena approvato l’Italicum, titolava (nella sua home page la cui grafica rivaleggia in bellezza con Dagospia) «Da oggi si può votare». Affermazione vagamente corretta se intesa nel senso di «Ora Renzi può minacciare il voto» (il che comunque non è vero, perché la legge entra in vigore a metà 2016 e vale solo per la Camera). Senz’altro falsa e tendenziosa se intesa invece nel senso che «Prima di oggi non si poteva votare»: forse che prima non c’era una legge elettorale? C’era eccome, era quella risultante dalla sentenza di parziale incostituzionalità. Anzi, non poteva non esserci, essendo costituzionalmente necessaria. Titolismo ambiguo, perlomeno.

Sostiene Ceccanti, comunque: l’Italicum è la legge elettorale più votata della Repubblica, con buona pace di quelli che lamentano la mancanza di consenso. E per avvalorare la sua affermazione riporta una tabella coi dati che lo dimostrerebbero. La cosa sembra persuasiva; ma lo è solo perché tra i dati scelti ne mancano almeno due. Tra le leggi elettorali approvate dal 1953 al 2015 si citano: la ‘legge truffa’ del 1953, il ‘Mattarellum’ del 1993, il ‘Porcellum’ del 2005 e infine l’attuale ‘Italicum’. Quest’ultimo risulta approvato dal 58,4% dei componenti del Senato e dal 53% di quelli della Camera: i risultati più alti del periodo repubblicano, stando ai dati citati.

Ma, stando a questi, sembra che la legge in vigore dal 1953 al 1993 sia proprio la ‘legge truffa’; e invece non è così. La ‘legge truffa’ modificò parzialmente la disciplina previgente, contenuta nel D.P.R. n. 26/1948 con cui si elesse la Camera della prima legislatura (elezioni del 1948), che derivava, con modifiche, dal sistema di elezione dell’Assemblea costituente (D.Lgs.Lgt. n. 74/1946 modificato dalla legge n. 6/1948). Introdusse un premio di maggioranza che non scattò alle elezioni del 1953 per mancato raggiungimento della soglia del 50% dei voti validi.

Nella legislatura che iniziò con queste elezioni, la seconda della Repubblica, tale legge fu abrogata, facendo rivivere per intero la previgente disciplina del 1948 (legge n. 615/1954). Il significato politico della scelta è indubbio, considerate anche le polemiche che suscitò l’introduzione di quel premio di maggioranza. In sostanza, si riapprovò la vecchia disciplina. I numeri della votazione definitiva sono i seguenti (Camera, seduta del 9/6/1954; al Senato si votò invece per alzata dal posto – seduta del 14/7/1954 – e non ci sono quindi i conteggi):

componenti: 590

presenti e votanti: 502

maggioranza: 252

favorevoli: 427 (85,06% dei presenti, 72,37% dei componenti)

contrari: 75.

Più avanti, nella stessa legislatura, vennero introdotte modifiche, con autorizzazione a raccogliere la disciplina in un testo unico che fu approvato col D.P.R. n. 361/1957 (che, con le varie modifiche intervenute nel tempo – da ultimo quelle portate dall’Italicum – è ancora il testo di riferimento per l’elezione della Camera dei deputati). La legge era la n. 493/1956. L’approvazione alla Camera dei deputati (seduta del 21/3/1956) avvenne con questi numeri (nuovamente, al Senato si votò per alzata e seduta, segno di largo consenso):

componenti: 590

presenti: 468

votanti: 467

astenuti: 1

maggioranza: 234

favorevoli: 406 (86,75% dei presenti, 68,81% dei componenti)

contrari: 61.

Queste votazioni non sono minimamente citate nella tabella di Ceccanti, ed è un peccato perché gli danno torto. Senza dubbio questi sono «disegni di legge in materia elettorale» (titolo della tabella), approvati nel periodo 1953-2015 (periodo di riferimento della tabella); e senza dubbio il 72,37% e il 68,81% sono più del 53%. «L’aritmetica non è un’opinione», disse Bernardino Grimaldi nel Parlamento del Regno d’Italia, mentre si discuteva l’abolizione della tassa sul macinato. Si dice che l’Italicum è il sistema che ha avuto più consensi nella storia della Repubblica? Falso: il sistema proporzionale che ha retto tutta la Prima Repubblica ebbe un consenso molto più vasto, superiore ai 2/3 dei componenti. Ma, avrà pensato Ceccanti, se i fatti non si accordano con la teoria, «tanto peggio per i fatti».

Sostiene Ceccanti, inoltre, che a differenza delle leggi del 1953, 1993 e 2005, solo questa volta si è rimasti ampiamente entro la raccomandazione contenuta nel Codice di buona condotta in materia elettorale del Consiglio d’Europa: non cambiare le regole elettorali nell’anno che precede le elezioni. Le due leggi del 1954 e 1956, visto che le elezioni successive furono nel 1958, rispettavano il Codice parecchi decenni prima dell’Italicum (e dello stesso Codice, che allora nemmeno esisteva; e non esisteva nemmeno nel 1993 quando fu approvato il ‘Mattarellum’).

Ma se anche immaginassimo che Ceccanti abbia ragione, che le leggi citate non siano esistite o siano trascurabili, o che al massimo 53 sia più di 72; dovremmo però chiederci quali diversi Parlamenti abbiano approvato le varie leggi citate e non citate. Finché non fu approvato il ‘Mattarellum’ il Parlamento fu eletto col proporzionale; lo stesso ‘Matterellum’ fu votato da un Parlamento eletto col proporzionale. Quindi era necessario che le varie forze trovassero un accordo, che fu ampio nel 1954 e nel 1956 e decisamente più ridotto nel 1993. Invece, il Parlamento che approvò il ‘Porcellum’ era stato eletto col ‘Mattarellum’, e il centrodestra che votò la legge deteneva la maggioranza assoluta in entrambe le Camere.

Inutile dire che, infine, lo stesso ‘Italicum’ è stato votato da un Parlamento eletto col maggioritario, col ‘Porcellum’. L’esito anomalo che questo sistema genera al Senato ha fatto sì che si dovesse raggiungere l’accordo con Forza Italia, senza il quale il Pd non avrebbe avuto i numeri. Ma, a ben riflettere, definire «legge elettorale più votata della Repubblica» una legge che ha ricevuto il consenso del 53% dei componenti della Camera, nella quale però il Pd, col suo 25% alle elezioni, ha avuto oltre il 47% dei seggi, non può non far sorridere. La legge è stata votata dal Pd e da pochi altri, e senza premi di maggioranza oggi non esisterebbe. Facile votare «la legge più votata» quando il sistema elettorale ti ha regalato un sacco di seggi. Non esistono fatti, ma solo interpretazioni.

Pubblicato su Esseblog il 9/5/2015.

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2 risposte a L’Italicum è la legge elettorale più votata della Repubblica? Stefano Ceccanti e il fact checking

  1. vikibaum ha detto:

    ecco, i pretoriani del renzismo…quanto mi piace…

  2. vikibaum ha detto:

    L’ha ribloggato su .

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